:: ENERGIE
DI PACE
L'energia è un elemento fondamentale per la vita, necessario per
la sopravvivenza delle specie.
Nei secoli, il bisogno di energia è diventato sempre crescente:
la popolazione, soprattutto
nei paesi in via di sviluppo, aumenta in modo costante e di conseguenza
crescono le esigenze ed i consumi.
Se prima si pensava che fosse sufficiente sfruttare il petrolio, il carbone
o i gas naturali, ormai si è coscienti che queste fonti, definite
non rinnovabili, non sono più adeguate.
l problemi legati alle risorse, attualmente alla base del modello energetico
del mondo globalizzato, sono molteplici, sia dal punto di vista ambientale,
sia per quanto riguarda la
disponibilità a breve e lungo termine.
Sicuramente, non si possono incolpare gli scienziati che hanno inventato
le macchine a vapore o i motori a scoppio durante la seconda Rivoluzione
Industriale per le conseguenze dannose che ha provocato l'emissione di
questi gas nell'atmosfera.
È possibile supporre che neanche loro potessero immaginare una
simile evoluzione del problema e del mondo stesso; resta però il
fatto che l'inquinamento c'è, è crescente ed è sempre
più pericoloso per il clima e per l'ambiente.
Potremmo anche ipotizzare, per un momento, che l'impatto ambientale non
sia presente, ma dovremmo comunque considerare un altro aspetto, sul quale
risulta pressoche
impossibile sorvolare: le risorse energetiche che hanno portato avanti
la vita e l'economia in questo ultimo secolo si stanno esaurendo rapidamente;
è necessario trovare soluzioni funzionali da sfruttare al più
presto.
Indubbiamente, i capi di governo dei paesi industrializzati e non, sono
consapevoli di questa necessità e si stanno muovendo in varie direzioni,
compiendo scelte più o meno
discutibili per far fronte al problema.
La questione energetica non deve, però, essere necessariamente
trattata da un punto di
vista politico e per questo è preferibile un'analisi per quanto
possibile oggettiva delle soluzioni individuate nel passato e di quelle
migliori applicabili in futuro.
Una prima svolta fondamentale è stata data, nell'estate del 1945,
dall'utilizzo della bomba atomica.
Lo sgancio dei due ordigni nucleari sulle città di Hisoshima e
Nagasaki è sicuramente un atto da condannare sotto ogni punto di
vista, ma la scoperta scientifica di queste
potenzialità atomiche ha reso possibile un primo cambiamento rispetto
al modello energetico utilizzato in precedenza.
Dal 1957, con il "Trattato Euratom", è stata fortemente
incoraggiata l'industria nucleare come fonte di produzione energetica.
Il principio su cui si basano queste industrie è legato allo sfruttamento
delle reazioni di fissione nucleare, ovvero dei fenomeni chimici che provocano
la divisione di nuclei atomici
grandi in altri più piccoli, con la seguente liberazione di energia.
Per qualche decennio si è pensato che il nucleare fosse una soluzione
idonea, ma poi ci si è dovuti ricredere: il disastro di Chernobyl,
a 20 anni dall'esplosione, è un triste ricordo
nella mente di tutti, le conseguenze delle radiazioni sono visibili e
pericolose per l'uomo e per l'ambiente ancora oggi, e purtroppo lo saranno
per molto tempo ancora.
La paura per la presenza di queste centrali sul territorio italiano, ha
portato i cittadini a votare per l'abbandono del nucleare, con il referendum
abrogativo del 1987.
Dopo questo avvenimento, l'ltalia è un paese denuclearizzato, ma
anche se quella decisione è stata un passo avanti, non può
ritenersi sufficiente, in quanto numerose centrali sono dislocate ai margini
dei nostri confini: in territori della Francia, della Germania, della
Svizzera.
È necessario che l'Europa, come comunità, dia un segnale
forte, abbandonando completamente questa fonte energetica, troppo pericolosa,
e riversando ricerche ed
investimenti su nuove fonti, in modo da essere preparati all'ormai prossimo
ed inevitabile esaurimento dei cosiddetti giacimenti fossili.
Le fonti di energia rinnovabile, dall'idroelettrico al solare termico
o fotovoltaico, sono una soluzione a disposizione di tutti, quello che
ancora manca è la volontà di sfruttarle.
All'inizio necessiterebbero di investimenti maggiori, ma i vantaggi a
lungo termine sarebbero enormi sia per l'ambiente naturale, che in questo
momento è sottoposto a seri rischi, che per il risparmio dei consumatori,
i quali, ovviamente, non possono fare a meno di utilizzare energia per
sopravvivere.
Il problema è, invece, per gli interessi economici delle grandi
industrie e delle grandi potenze, che si vedrebbero inevitabilmente danneggiate
da questo cambiamento del
modello energetico.
l governi hanno difficoltà nel reperire fondi e le aziende rifiutano
investimenti a lungo
termine che non produrrebbero profitti immediati.
La soluzione è demandata dall'istituzione pubblica a quella privata
e viceversa.
l periodi di crisi alternano riflessioni e buoni intenti a noncuranza.
Il cartello dell'OPEC nel 1973 aveva costretto ad avviare la ricerca,
adottando temporaneamente palliativi come il blocco delle auto; nel 2005
i contrasti tra Russia ed
Ucraina hanno riproposto il problema quando i rubinetti del gas metano
sono stati chiusi e poi riaperti, ma le soluzioni trovate sono state le
stesse.
Come sempre le risorse energetiche hanno un potere politico strategico
e chi le possiede
potrebbe "alzare la voce e dettare legge".
l grandi paesi industrializzati, di fronte agli aumenti dei prezzi petroliferi,
rischiano di perdere la loro supremazia, perche, si dà il caso
che i paesi produttori siano spesso quelli economicamente più deboli
o sbilanciati.
Gli interessi politici ed economici interagiscono e si intrecciano, ma
le vittime dei loro molteplici errori sono sempre l'uomo e la natura.
È auspicabile un cambiamento per il quale la scienza e la solidarietà
vadano di pari passo e ci piace pensare e sperare che questa svolta non
sia utopistica e che sia, inoltre, realizzabile in tempi brevi: sarebbe
stupido e sconveniente per tutti farsi trovare
impreparati, dato che la conoscenza e l'estensione del problema ormai
sono globali.
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